Parco nazionale Torres del Paine (giorno 4)


6 dicembre 2014

Questa notte il vento ha dato il meglio di se e la tenda si sarebbe di certo librata in aria se non l'avessi ben ancorata al terreno. La pioggia incessante ha reso tutta la zona del campeggio fangosa e ripiegare la tenda umida non è stato facile. Volevo fare colazione presto ma prima delle 7:30 la zona cucina rimane chiusa, mentre nel lussuoso rifugio viene servita dalle ore 7:00. Sono sempre più convinto che non pagare sia stata la scelta corretta! Il sud coreano Miang Cha decide che il suo trekking termina qui e prende il ferry per tornare verso la fermata del bus e rientrare in città mentre Lionel e Raphael hanno in programma di rientrare nel tardo pomeriggio e si incamminano presto verso il ghiacciaio Grey. Io aspetto Juanito per colazione e dopo aver condiviso un mate parto prima di lui. Il mio ritmo con il ginocchio infiammato è più lento del suo e ci diamo appuntamento al prossimo rifugio per l'ora di pranzo.


refugio gran Paine 10:00 -> refugio Grey 13:00

(11km)


Durante la notte ha nevicato e le montagne, comprese le vette de Los Cuernos, sono tutte imbiancate. Il tempo è grigio, piove e c'è un forte vento freddo, ma questa è una costante. Il percorso fino al rifugio non è complicato ma sale e scende in continuazione. Costeggio un lago dove iceberg azzurri staccatisi dal ghiacciaio Grey galleggiano liberi. Quando intravedo la maestosità del ghiacciaio Grey sono già appagato dalla camminata e mi sento prossimo a destinazione. Fare in solitaria quest'altra parte di trekking mi piace molto e non incontrando molta gente mi sento immerso nella natura ed in balia degli elementi. Libera la mente! Per l'ora di pranzo raggiungo il rifugio dove incontro Lionel e Raphael ed in attesa di Juanito mi cucino un riso con verdure rimediato dalla dispensa comune. Prima di proseguire scendo al punto panoramico ad osservare la parete frontale del Grey ed un gran numero di iceberg arenati nel golfo dell'omonima laguna. Scalo una piccola altura per scorgere altri panorami e scovo altri iceberg che illuminati dal sole brillano come diamanti azzurri. Che spettacolo la Patagonia!


refugio Grey 15:30 -> campamento paso 19:30

(8Km)


Questo sarà il mio ultimo tratto e domani lo ripercorrerò per prendere il ferry e poi il bus per Puerto Natales. La prima parte è quasi tutta in salita fino ad un mirador dal quale si ammira il ghiacciaio dall'alto. La panoramica è strepitosa e possiamo vedere le due lingue del Grey dividersi e terminare nella lago. Il vento è fortissimo con raffiche a 150km/h e dobbiamo prestare molta attenzione per rimanere in piedi, ma la vista del fiume di ghiaccio con le crepe azzurre è meravigliosa. Le nubi e la nebbia nascondono le montagne e non permettono di vedere la fine della distesa gelata rendendo il tutto ancora più affascinante. Il sentiero prosegue all'interno di un bosco ed all'improvviso un albero alto quindici metri viene spezzato da una raffica di vento e si schianta al suolo. Si sentono scricchiolii continui ed aumentiamo il ritmo per tirarci fuori da questa zona che ci protegge dal vento ma ora non ci sembra più così sicura. Arriviamo ad una gola dove sul fondo scorre un fiume che termina nel Grey e saliamo su un ponte sospeso traballante per passare sull'altra sponda. Incontriamo altre due gole ma stavolta nessun ponte. Si scende lungo scivolose scale fino a metà parete per continuare con l'aiuto di una corda e raggiungere il fiume. È grande come altri già guadati ma stavolta scende verso il ghiacciaio ed è bene fare molta attenzione a dove si mettono i piedi. Per risalire verso il sentiero c'è una corda ed un'altra scala. Credevo passata la parte difficile, ma il sentiero ci riserva un'altra parte impegnativa. Usciti dal bosco comincia a costeggiare il dirupo sopra al Grey e la pioggia aumenta d'intensità. Sarebbe stato semplice percorrerlo se non ci fosse stato il solito vento con le sue micidiali raffiche a spingerci verso il vuoto. Inoltre il peso di 13kg sulle spalle non aiuta ad avere equilibrio. Un albero dondola pericolosamente trascinandosi dietro una grande porzione del terreno e non precipita nel ghiacciaio grazie a qualche ostinata radice mentre Juanito perde la copertura dello zaino che si libra nell'aria. Non vedo lora di raggiungere il campo per mangiare e mettermi una maglia asciutta. Questa è vera avventura, questo è il primo tratto della "O" nettamente più complesso della "W". Il campamento paso è molto spartano e le zone per le tende umide e ventose. Proviamo a cucinare nella zona comune ma fa veramente troppo freddo e mi preparo una zuppa con pasta disidratata all'interno della tenda. I calzini sono umidi ma per fortuna ne avevo un altro paio che indosso per dormire ma non posso asciugare il sacco a pelo che lungo il tragitto ha preso acqua nonostante la copertura. Sono sicuro che la stanchezza mi farà dormire ma chissà domani come mi alzerò...e devo tornare indietro da solo!


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