Verso Puerto Natales in autostop


Copyright © 2014 Bruno Sclavo
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30 novembre 2014

È ufficiale, sono vecchio! Mi sono alzato tutto dolorante e credo che queste due notti non mi abbiano aiutato a far passare il dolore. Smontato tutto e fatta una doccia calda ci siamo incamminati verso l'ingresso di El Calafate per rimediare un passaggio per le nostre riapettive destinazioni. Questa città oltre al ghiacciaio non ha veramente null'altro da offrire ed è molto turistica. Stanno addirittura costruendo un casinò. Che tristezza infinita. Dopo una camminata di mezz'ora ci troviamo per strada con i nostri cartelli speranzosi ed in attesa. Essendo domenica è sconsigliato fare autostop, essendoci meno auto e molti camion impossibilitati a circolare. Tra un balletto, una chiacchiera ed uno snack sono passate quasi due ore per riuscire a rimediare un passaggio fino a metà del cammino per Puerto Natales. L'auto è diretta a Rio Gallegos, la destinazione finale di JuanMa, ed ho lasciato che la prendesse lui. Per fortuna dopo una mezzoretta si è fermata un'altra jeep che mi ha depositato ad un incrocio nel mezzo del niente lungo la ruta 40.


El Calafate 14:30 -> Esperanza 16:30

(attesa 2,5h)


L'incrocio denominato Esperanza è costituito da tre capannoni, due mucche ed un trattore. Ho tirato fuori il mio pannello jolly con su scritto "Roma" per incuriosire e tentare di rimediare un altro mezzo fino a Puerto Natales. Il vento soffia fortissimo ed il sole calante lo rende sempre più fresco. Senza quasi accorgermene un camion con rimorchio si accosta. Mi sembra di essere in uno di quei film dove il vagabondo corre a recuperare le sue cose e mentre si avvicina per salire il mezzo riparte ed invece aperta la porta l'autista Mauricio mi chiede: "Io vado in questa direzione, ma dov'è Roma?".


Esperanza 18:00 -> Puerto Natales 20:00

(attesa 1,5h)


Spiegato il tutto sono salito ed ho scoperto che mi avrebbe portato oltre il confine Argentino fino in Cile a Puerto Natales. Abbiamo chiacchierato delle difficoltà del suo mestiere per via delle strade strette a volte sterrate e del forte vento, che rendono logorante ogni giornata di guida. Vive con sua moglie che non sopporta, ma adora i suoi due figli. Come camionista le scappatelle sono all'ordine del giorno ma la famiglia rimane sacra. Viaggiando spediti nella steppa patagonica un fornelletto a gas scalda l'acqua per preparare l'immancabile mate che come costume ha condiviso con me. Il paesaggio cambia mentre ci avviciniamo alla catena montuosa che separa Argentina e Cile. All'improvviso una raffica di vento ha sradicato il telone che copre il carico. Ci siamo accostati a riposizionarlo e l'abbiamo fissato con altre due corde per sicurezza. Il vento è talmente forte che mi sposta letteralmente. Il viaggio è piacevolissimo, tra avventura e natura, ma a rovinare il tutto appare una centrale elettrica ed una mina di carbone nei pressi di Rio Turbio, con le colline scavate e polvere nera nell'aria. Passata questa zona industriale siamo oramai vicini al Cile, e siccome i camionisti non possono prendere autostoppisti sono sceso 500mt prima del confine per passarlo a piedi. Il fianco è sempre più dolorante e Io zaino mi sembra pesantissimo. Uscito dall'Argentina mi ha nuovamente preso a bordo fino al posto di controllo cileno, e sbrigate le formalità mi ha portato fino all'ingresso di Puerto Natales. Stanco ed affaticato, sono entrato nel primo ostello lungo la strada. Il nome era "4 estaciones" come ad El Chalten e si è rivelata una scelta azzeccata (8.000clp/10€). Clima familiare, con bimbi in giro e da subito la sensazione di comfort come piace a me. C'è un bel calore e dopo aver sistemato le mie cose sono andato al supermercato. Per cena ho preparato riso con peperoni, pollo e mele. Molto buono ma la fame che avevo forse non mi fa essere completamente obiettivo. L'ostello non è pieno e sembra poprio di essere una grande famiglia. In stanza con me ci sono Lionel (francese), Raphael (canadese) e Miguel (statunitense). Alle undici, senza forze, mi sono accovacciato nel morbido e caldo letto per rilassare la schiena e dormire senza mettere la sveglia. Ogni tanto ci vuole!

Copyright © 2014 Bruno Sclavo
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