La cueva de las manos


Foto 1
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21 novembre 2014

Il risveglio è stato abbastanza violento con una triade di bambini urlanti, le sei tv a tutto volume e gli assordanti rumori del bar dietro di me a completare il quadro. La mia trasformazione in barbone sarà completa solo quando riuscirò ad ignorare tutto il casino che mi circonda e dormire come se nulla fosse!

 

Caleta Oliva 6:00 -> Perito Moreno 11:00

(234ar$/22€)

 

Appena arrivato ho lasciato lo zaino grande alla biglietteria del terminal ed ho cercato informazioni per la visita (foto 1 e 2). Devo farla assolutamente in giornata per non rimanere bloccato tre giorni in questo buco di paese dove gli autobus partono sporadicamente. Anche qui essendo fuori dalle rotte battute dal turismo di massa, l'alternativa è prendere un remis o tentare l'autostop, ma non posso rischiare di perdere tempo. Ho conosciuto Anita una ragazza polacca (nb: bruttina e con una risatina abbastanza snervante) per dividere le alte spese del trasporto fino al sito (500ar$/47€). Ho anche provato a chiedere al "bigliettaro" del terminal, ad un signore nell'ufficio del turismo ed a sconosciuti in giro per il paese se fossero disponibili ad accompagnarci ma niente da fare. Nell'attesa del trasporto, che non arriverà prima dell'una, chiacchiero molto con Ramiro, un responsabile dell'ufficio. Tra i vari discorsi, che spaziano dalla politica alle risorse naturali fino alla sua passione per l'architettura europea, ho finalmente scoperto l'origine del rito del mate (vedi post dedicato) che nessuno fino ad ora era riuscito a spiegarmi.

Foto 2
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Foto 3
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Foto 4
Foto 4

Il nostro mezzo è guidato da Carlos, un lavoratore statale locale che arrotonda guidando auto a noleggio per trasporti privati. Con noi è venuta anche la moglie che normalmente dovrebbe lavorare al centro del turismo, ma qui sembra sempre più l'Italia dove gli statali timbrano il cartellino e poi via a farsi gli affari propri (perché so' educato). Inoltre il buon Carlos ha quarant'anni e tra nove va in pensione...forse è meglio parlare dell'escursione! La distanza per il cañon del rio Pintura è di ben 115km di cui trenta su sterrato. Abbiamo lasciato il deserto patagonico per salire su un'altura dalla quale si ammira una frattura nella terra di colore rosso e nella cui valle scorre un fiume completamente nascosto dal verde degli alberi (foto 3). La cueva de las manos (80ar$/7€) è una grotta con pitture rupestri perfettamente conservate, e le più antiche risalgono a 9300 anni fa. La maggior parte rappresentano negativi della mano sinistra e scene di caccia al guanaco. La grotta si trova difronte alla parete del cañon in posizione riparata dal vento e dal sole, il che ne ha favorito la conservazione. Le piogge praticamente assenti, il clima secco e l'arrivo dei colonizzatori solo alla fine del 1800 ha fatto si che questa meravigliosa testimonianza del passato giungesse fino ai giorni nostri in perfetto stato. Oltre ai colori incredibili l'opera è di una bellezza assoluta, affascinante e moderna (foto 4 e 5). La maggior parte delle pitture si trova sulle pareti esterne dove la luce era migliore per lavorare. Sono state realizzate con polvere di pietre locali miscelate con sangue animale ed urina. Per dipingere usavano peli di animali o le ossa cave attraverso le quali soffiavano il colore. Su una parete all'ingresso della grotta sono rappresentati una serie di guanaco incinta, e nel mezzo la luna piena, probabilmente a simboleggiare la necessità dell'animale dal quale dipendevano per la sopravvivenza: la carne per sfamarsi, le pelli per gli abiti e le ossa per gli utensili. Quando il camelide si spostava durante l'inverno, la comunità seguiva il branco ed è forse per questo che lasciavano le impronte delle mani. Sia per trovarle al loro ritorno che per simboleggiare la loro presenza anche se distanti. Altri disegni geometrici sono invece più misteriosi e di interpretazione incerta, ma rendono il complesso ancora più affascinante (foto 6). Prima di rientrare ci hanno accompagnato a Los Antiguos, una località sulle rive del lago Buenos Aires a 2km dal confine con il Cile. Si chiama così perché era il luogo dove i nativi Tehuelche venivano a rilassarsi e passare gli ultimi anni di vita. Rientrati a Perito Moreno volevo recuperare lo zaino per mettermi un pile ma l'agenzia è chiusa e riaprirà solo in prossimità dell'arrivo del bus a mezzanotte. Ho cenato con tre empanadas nel palazzetto della scuola dove tutto il paese gioca al bingo (foto 7) e poi mi sono diretto al terminal ad attendere l'arrivo del ragazzo per recuperare lo zaino.

Foto 5
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Foto 6
Foto 6
Foto 7
Foto 7

Alle undici è arrivato Pedro e mi sono coperto a dovere in previsione di una lunga notte gelida nel bus. Nelle due ore d'attesa mi sono intrattenuto con una coppia di Madrid (Alex e Noelia), un minatore locale, e Pedro (foto 8). All'una è finalmente giunto il nostro mezzo. Il mio posto è occupato e mi sono sistemato al piano basso dove ci sono sedili liberi. Finalmente dopo due notti passate nei terminal ho qualcosa di morbido sotto il sedere!

Foto 8
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