Punta Ninfas e via verso il sud


NOTA DI REDAZIONE

A causa di un problema con l'invio delle e-mail da parte del nostro blogger Bruno, non tutte le foto del post che vi apprestate a leggere ci sono pervenute. Appena riusciremo ad avere tutti gli scatti menzionati nell'articolo, lo stesso verrà integrato. Ci scusiamo per il disagio e vi auguriamo una buona lettura.

19 novembre 2014

Che esperienza memorabile quest'oggi! Con un gruppetto di dieci persone e Hugo, la guida dell'altro ieri, siamo andati a Punta Ninfas a 70km da Puerto Madryn (450ar$/40€). Milioni d'anni fa la costa era fondale marino e difatti si possono osservare una quantità impressionante di fossili. Dal faro che delimita l'ingresso nel golfo parte uno strapiombo fino alla spiaggia, dove una colonia di elefanti marini riposa sul bagnasciuga. Tramite una corda abbiamo superato il primo dislivello per poi scendere lungo un sentiero fino al mare. C'erano almeno cento elefanti marini. Alcuni nati da poche settimane altri invece di pochi anni. Questi stavano cambiando muta ed avevano chiazze della vecchia pelle pelosa che contrastava con la nuova di colore grigio scuro (foto 1 e 2). Ci siamo accovacciati a terra e senza movimenti bruschi, avanzando poco alla volta, siamo arrivati a meno di due metri (foto 3). Sembrava d'osservare esseri umani sotto il sole in una domenica d'agosto. Sbuffavano, si rotolavano con movimenti lenti e pesanti ed ogni tanto si grattavano la faccia. Non avendo sudorazione e potendo andare in immersione fino a 1500mt in acque a tre gradi, quando si trovano sulla terra ferma la temperatura corporea aumenta. Per questo motivo si muovono piano, si girano sul fianco, di schiena ed a volte usando la pinna anteriore si tirano sul corpo delle pietre per "rinfrescarsi". Guardarli negli occhi e vedere le reazioni ad un nostro movimento o rumore era talmente emozionante da avere i brividi. Ognuno aveva il proprio carattere. C'era l'indifferente non interessato dalla nostra presenza, il pauroso che dopo poco si allontanava ed il curioso che si avvicinava per capire chi erano quegli strani esseri sul loro territorio. Giocare con "il curioso" è stato come interagire con un bimbo. Mentre si avvicinava io mi nascondevo abbassandomi dietro una piccola duna e lui allungava il collo per vedere dov'ero. Quando vedevo il suo testone spuntare allora allungavo il collo anch'io e fissavo quegli occhioni neri così espressivi. Chissà cosa pensava vedendomi li sdraiato sulla spiaggia. Cosa ricorderà di questo incontro? Io di certo non me lo dimenticherò per tutta la vita! Rientrati in città per l'ora di pranzo, dopo un veloce panino ho passeggiato sul lungomare in attesa di partire con il bus delle 19 per Comodoro Rivadavia. Sulla spiaggia un gruppo di signori praticava il "tejo", un gioco simile alle bocce. Invece di sfere si adoperano dischi alti due centimetri con un diametro di quindici. Su d'un lato hanno il bordo piatto per arrestarsi subito una volta impattato il suolo mentre sull'altra  faccia il bordo è smussato per scivolare sulla sabbia (foto 4). È interessante ma non potendo "sbocciare" si perde gran parte della goduria del gioco. Sono passato dall'ostello e mentre salutavo Martiyn l'olandese, Leonardo lo skipper e Giovanni il cagliaritano, ho pensato che ogni volta che lascio un posto mi dispiace (foto 5). Vorrei ancora vedere le cose meravigliose che lo contraddistinguono ma so già che ciò che vedrò nelle future destinazioni sarà altrettanto spettacolare. Partire è una sospensione per rivivere le esperienze vissute in attesa di nuove.

 

Puerto Madryn 20:30 -> Comodoro Rivadavia 3:30

(295ar$/28€)

 

La cena sul bus Andesmar è stata addirittura troppo abbondante. Panino prosciutto e formaggio, una tortillas con patate, purè con manzo e peperoni ed un budino. A parte il budino era tutto ottimo. Viaggiare in bus qui equivale al nostro Frecciarossa. Al piano terra ci sono le sistemazioni "cama", sedili reclinabili a 180 gradi, ed al primo piano i sedili "semi-cama" reclinabili a 130 gradi. C'è un bagno, un distributore per l'acqua e quattro tv che vengono adoperate di giorno nelle tratte più lunghe (foto 6). Era oramai quasi notte, il tramonto ha incendiato l'orizzonte ed io mi sono addormentato.


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