Buenos Aires


Foto 1
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6 novembre 2014

Dormire sul bus non è poi così male! Mi sono svegliato alle 10:30 nel bel mezzo del traffico per entrare in città, e se non fosse stato per tre vispe vecchiette sedute vicino a me avrei dormito anche di più. È la prima volta che arrivo in una grande metropoli e non ho riservato dove dormire. Solitamente con Ilaria siccome è la prima ed ultima tappa riserviamo in anticipo ma questa volta non sapevo quando sarei arrivato. Per evitare di girare a vuoto ho cercato un locutorio ed ho chiamato tutti gli hotel ed ostelli con prezzi accettabili. Tutti pieni tranne uno che aveva disponibilità per giovedì e venerdì ma sabato no. Meglio di niente! Fatta la tessera SUBE (20ars/1,8€) dove caricare il credito per gli spostamenti in città con i mezzi locali, ho preso la metropolitana che manco a dirlo funziona meglio che a Roma. Anche i bus sono tanti e passano in continuazione ma qui il servizio non è del comune ma, come in Bolivia e Paraguay, sono aziende private che hanno tutto l'interesse a caricare più gente possibile e controllare che paghino il biglietto. Difatti si sale solo dalla porta anteriore ed è lo stesso autista a fungere da controllore. L'ostello era molto trendy e colorato da murales (foto 1).

Foto 2
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Foto 3
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Foto 4
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Mi sono sistemato in una camerata con otto letti e poi sono andato subito in giro. Ho camminato un sacco per vedere la plaza de Mayo dove si affacciano il palazzo del governo detto la casa rosada (foto 2), il cabildo (consiglio municipale al tempo delle colonie) e la cattedrale in stile pantheon dove riposa l'amatissimo generale San Martin (foto 3 e 4). Come ogni giovedì c'era la manifestazione delle madres de plaza de Mayo che scesero in piazza per la prima volta nel 1977 sfidando apertamente il governo militare per avere informazioni in merito ai loro figli scomparsi. In quegli anni era abitudine far "sparire" i dissidenti ed ancora oggi migliaia di argentini risultano desaparecidos. Altro presidio permanente è quello in memoria dei soldati mandati a morire alle isole Malvinas contese con la Gran Bretagna. Guardandosi intorno a 360 gradi si può ripercorrere la storia dell'Argentina dal colonialismo all'indipendenza fino alle lotte sociali e golpe militari. Le barricate anti sommossa sono sempre pronte per essere usate ed una buona parte è già in posizione a pochi metri dall'obelisco che commemora l'indipendenza (foto 5). 

Foto 5
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Foto 6
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Foto 7
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Nel tardo pomeriggio ho passeggiato in direzione di Porto Madero, una zona riqualificata che ricorda vagamente i docks di Liverpool. Qui era ormeggiata la fregata Sarmiento, nave scuola che ha attraversato i sette mari passando anche per l'Italia. Dietro il porto si sviluppa la city dove campeggiano alti palazzoni moderni, ed alle spalle di essi c'è una lunga passeggiata che costeggia una riserva naturale (foto 6). Oltre quest'ultima si arriva all'oceano Atlantico. Queste zone centrali sono ben curate, le vie sono ampie ed i palazzi potrei definirli un misto tra New York e Parigi. La presenza di nativi è nulla mentre i mendicanti o senza tetto si aggirano nei dintorni della piazza senza peraltro importunare nessuno. Senza rientrare in ostello mi sono diretto allo stadio Monumental per tentare di assistere alla partita River Plate - Estudiantes. Un venditore ambulante di acqua e birra (er bibbitaro) mi ha portato da un tipo con il quale ho contrattato il costo del titolo d'ingresso (300ars/ 20€). La gente si accalcava ma la polizia faceva avanzare a piccoli gruppi per non creare la ressa in prossimità degli accessi. Una volta all'interno l'atmosfera era incredibile. Gente ovunque e nessun posto libero.  Uno stadio d'altri tempi con sedili in legno e per separe la tifoseria dal campo una semplice rete metallica. Mi sono sistemato nella Sivori, la curva calda del River, e vicino a me c'era un gruppo di scalmanati con i quali ho visto tutto l'incontro in piedi tra salti e spintonamenti vari (foto 7 e 8). Cori e tamburi hanno accompagnato senza sosta tutta la partita che si è conclusa 3-2. Dal vantaggio per 1-0 il River si è trovato sotto 1-2 all'inizio del secondo tempo, ma in cinque minuti si è riportato in vantaggio. Il ritorno all'ostello è stato lungo. La metropolitana era chiusa ed i bus strapieni ma sono riuscito a prenderne uno. Anche qui la festa continuava con cori e come tamburo si usava il sofitto del mezzo. Alle 2:30, sfinito per la lunga giornata, ero in stanza e dopo una doccia fredda, mi sono finalmente sdraiato.

Foto 8
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