Salar de Uyuni


Foto 1
Foto 1

22 ottobre 2014

Che notte sul bus! L'aria fredda che entrava dai finestrini socchiusi ed otto ore delle quali ben poche di riposo non aiutano ad affrontare la giornata. Alle 4:30 siamo arrivati ad Uyuni ma come si usa qui se non vuoi scendere subito puoi continuare a riposarti e così ho fatto. L'immobilità del bus mi ha permesso di dormire tre ore di fila ed alle otto ho recuperato i bagagli. Avevo intenzione di dormire qui una notte ma alla fine ho optato per iniziare il tour del salar de Uyuni il giorno stesso (600bob/68€). Sin da subito l'agenzia non mi è sembrata molto affidabile, però il poco tempo a disposizione non mi permetteva di girare zaino in spalla alla ricerca di un'alternativa migliore. Nella vissuta Land Cruiser (foto 1) eravamo in 6 più l'autista/guida/cuoco infatti nel costo sono compresi tre pasti al giorno e le sistemazioni per la notte. I miei compagni di viaggio erano due brasiliani, una coppia formata da un australiano ed una ragazza del Bangladesh ed un neozelandese. La prima tappa era il cimitero dei treni in quanto Uyuni ne era un'importante fabbrica. Poco tempo per fare buone foto ma molto suggestivo il luogo pieno di locomotive arrugginite una dietro l'altra nel mezzzo di un paesaggio desertico (foto 2).

Foto 2
Foto 2

Successivamente direzione el salar che si formò tra 40.000 e 25.000 anni fa quando il lago che occupava gran parte del sud della Bolivia si prosciugò per evaporazione ed i minerali filtrati dalle montagne depositati nel punto più basso hanno generato le due grandi distese di sale ad Uyuni e Coipasa. Per raggiungere la famosa Baia Blanca (foto 3 e 4) abbiamo impiegato un'ora ed i simpatici brasiliani, Augusto ribattezzato Bacco ed Everton, hanno tirato fuori una bottiglia di vino dopo l'altra. Il sole riflesso nel bianco del sale era accecante ma creava un paesaggio unico e suggestivo ed oltre ad un punto ristoro fatto con mattoni di sale c'era solo un monumento per commemorare il Dakar che passa in questi luoghi. Dopo un breve pranzo con il solito pollo ci siamo addentrati nel salar per raggiungere un'isola ricoperta di cactus continuando a sorseggiare vino. Posso dire con certezza che la produzione cilena è migliore di quella boliviana ma giunti alla sesta bottiglia non aveva più molta importanza. L'isola si stagliava nel bianco del salar come un miraggio ed una volta in cima il panorama che si godeva era unico (foto 5).

Foto 3
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Foto 4
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Foto 5
Foto 5
Foto 6
Foto 6

 L'unico neo sono le migliaia di scie lasciate dai veicoli che seguono rotte diverse invece di muoversi su un'unica direttrice. Per oggi questa era l'ultima sosta lungo la "strada" per l'ostello di sale. Muri, pavimemti, tavolini e letti (non materassi!) tutti realizzati con blocchi di sale (foto 6 e 7). Gli infissi invece in legno di cactus. Questo si che è costruire a km zero e devo dire che la zona è anche pulita. La serata è trascorsa in tutto relax e dopo aver insegnato a giocare a scopa all'australiano Javier a sua moglie Urmi ed Everton sono uscito nel buio. Quando dico buio vuol dire nessuna luce se non le piccole finestre dell'ostello che una volta distanziate mi hanno permesso di contemplare migliaia di stelle e la via lattea con lontano all'orizzonte dei lampi così distanti che non rischiaravano il nulla un cui ci trovavamo.

Foto 7
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