Potosi ed il Cerro Rico


Foto 1
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17 ottobre 2014

Fino a pochi anni fa chi nasceva qui non aveva alternative se non lavorare in miniera, ora chi può permetterselo cerca di far studiare i propri figli. Le condizioni di lavoro non così diverse dai tempi delle colonie. Si lavora a mani nude solo con l'ausilio di un casco, stivali, piccone, pala e dinamite. Non sono schiavi costretti a turni di quattro mesi senza la luce del sole ma l'aspettativa di vita rimane bassa (50-60 anni) per via dei metalli pesanti che vengono respirati. Bisogna faticare indipendentemente almeno 6 anni prima di poter entrare in una cooperativa e vedersi assegnata una vena di minerale da lavorare. Versati 1.000US$ per avere una copertura assicurativa ed una misera pensione si deve sperare che il settore assegnato sia redditizio perché in caso contrario o si vive di quel poco che si estrae oppure bisogna rifare la trafila dal principio. Lavorare nella mina è comunque un orgoglio e lo stipendio che si può ottenere è quattro volte un salario normale di un lavoro non professionale (1200bob settimanali anziché mensili). La nostra escursione è stata faticosa ma entusiasmante (foto 1 da internet).

Foto 2
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Abbiamo visto e partecipato attivamente alle varie fasi dallo scavo, al carico dei minerali in grossi cesti e allo smistamento in carrelli su rotaie che spinti manualmente raggiungevano l'esterno. Questa è la fase più dura alla quale segue la vendita diretta presso gli "ingenios" (fonderie) che separano l'argento e lo stagno dal materiale di scarto. Queste imprese dovrebbero trattenersi solo il 15% del valore della merce, ma in realtà al minatore non rimane che il 60% se è fortunato. Il grosso problema per la Bolivia riguarda la fase successiva della lavorazione. Non avendo impianti adeguati il prezioso minerale viene venduto per la maggior parte al Cile che ne ottiene i maggiori guadagni. I minatori sono molto rispettosi della montagna e fanno offerte al "Tio" (zio) che rappresenta il dio-diavolo proprietario dei minerali (foto 2 da internet).

Il primo venerdì del mese fanno richieste per una prospera estrazione mentre l'ultimo venerdì lo ringraziano per ciò che hanno ottenuto. Le offerte consistono in foglie di coca, sigarette ed alcool puro che viene poi bevuto dagli stessi minatori. Essendo noi minatori per un giorno abbiamo ottemperato a questa tradizione e per non portare male abbiamo bevuto due volte! Nella mina non possono lavorare le donne altrimenti la "Pachamama" (madre terra) potrebbe infuriarsi ed allora queste si radunano all'esterno per rintracciare parti di minerale che potrebbero essere sfuggite. Una volta all'anno si sacrificano dei lama ed il loro sangue ricopre gli ingressi dei tunnel sempre come offerta alla Pachamama. Durante i 3 km percorsi negli angusti tunnel a volte pieni d'acqua, e lungo scale realizzate con travi di legno pericolanti, ho dato svariate testate. La mia altezza non è molto compatibile con tale lavoro ma almeno avevo il casco a proteggermi. È stata un'esperienza incredibile e molto faticosa, perché l'ossigeno a 4200 mt è scarso e dentro la montagna la polvere rendeva tutto ancora più complicato. Ad aiutarmi avevo un sacchetto di foglie di coca il cui succo aiuta ad affrontare l'altura e la fatica.

Foto 3
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Foto 4
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La sera avevo in programma di spostarmi a Sucre, ma mentre mi dirigevo zaino in spalla verso il terminal dei bus sono venuto a conoscenza del concerto di un gruppo boliviano ed ho cambiato i programmi. Dopo aver trovato un'altra sistemazione mi sono diretto al "coliseo" per ascoltare un po di musica tradizionale, ma anche qui cambio di programma. Sono diventato il decimo in una partita di calcetto e con molta fatica (per me ovviamente) abbiamo vinto e sono anche riuscito a segnare il mio primo gol oltre i 4000 mt (foto 3)! Dopo la gloriosa partita sono andato al concerto dove prima del gruppo principale si sono esibiti un paio di formazioni locali decisamente valide. A mezzanotte sono arrivati i famosi Bonanza (foto 4 e 5). Sonorità andine accompagnate da chitarra, basso, batteria, tamburelli e gli immancabili flauti. Una serata divertente in un clima festoso senza eccessi, anche se i boliviani bevono tanto e reggono poco! All'una e mezza la stanchezza accumulata si è fatta sentire e sono rientrato in ostello.

Foto 5
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