Vallegrande


Foto 1
Foto 1

6 ottobre 2014

Sono passati pochi giorni dall'inizio del viaggio e la voglia di scoprire, conoscere ed interagire con la gente del posto è sempre più grande. Quando incontri chi ha questo tuo stesso desiderio allora parlarci diventa naturale e piacevole com'è accaduto con la deliziosa Juanita, una signora di 75 anni che lavora presso l'ostello dove ho dormito stanotte (foto 1 - 100bob/11€). Qui è naturale lavorare finché il fisico lo permette e Juanita è veramente in pieno possesso di tutte le sue facoltà fisiche e mentali...anzi direi che con la schiena sta anche meglio di me! A Vallegrande quand'era più giovane si viveva senza elettricità ne acqua corrente e per spostarsi c'erano gli asini. Come nei paeselli dell'entroterra italiano andare al cimema significava trovare un passaggio da chi poteva permettersi un mezzo di locomozione per raggiungere la lontana S.ta Cruz ma questo rendeva l'evento memorabile. Quando le ho detto che vengo da Roma mi ha risposto: - Ah che bello..."Don Vito Corleone"!. Nel suo immaginario l'Italia era quella che aveva visto al cinema da ragazza ed anche se qui il 95% della popolazione è Cattolica nessuno ha ben chiaro che è proprio Roma il centro della Cristianità.

Quando il 9 Ottobre del 1967 si sparse la notizia che era stato ucciso el Che e che sarebbe stato portato a Vallegrande erano tutti curiosi anche se molti non sapevano bene neanche chi fosse o perché fosse entrato in Bolivia clandestinamente (foto 2). Venne portato nella lavanderia dell'ospedale (foto 3) e si misero tutti in fila per vederlo. Era a torso nudo, senza i calzari (non si potevano proprio chiamare scarpe!) e con gli occhi mezzi chiusi. Pochi giorni dopo venne seppellito con gli altri guerrilleros (foto 4) ed anche se la gente del posto sapeva che era li da qualche parte nessuno pensava che il ritrovamento avvenuto 30 anni più tardi avrebbe aperto la zona al turismo.

Foto 2
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Foto 3
Foto 3
Foto 4
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Vallegrande 18:00 -> Cochabamba 4:00
(45bob/5€)

Foto 5
Foto 5

Che strada da paura! Sterrata per la maggior parte del tragitto ed in mezzo ad una fitta nebbia che solo in alcuni frangenti permetteva di vedere la vallata sottostante. Dormire è stato difficile per via del frastuono del mezzo e dell'aria fresca che entrava dai finestrini che chiaramente non si potevano chiudere. Per fortuna mi sono potuto infilare nel sacco a pelo per riposare un pochino. Lungo il percorso ci siamo fermati per un pasto veloce che ho condiviso con un contadino di 82 anni che tornava dal campo (foto 5). Potra sembrare strano ma non so bene a che ora siamo arrivati a Cochabamba. Mi sono svegliato alle 5:30 per il russare dei miei compagni di viaggio e mi sono reso conto che eravamo fermi senza l'autista e ci aveva chiuso nel bus. Per loro è una forma di cortesia lasciarti dormire ma una volta sveglio non vedevo perché sarei dovuto rimanere all'interno. Mi sono infilato al posto di guida e sono uscito alla ricerca di una sistemazione.

Vallegrande
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