Il mio numero tredici...

Per chi ha avuto la fortuna di poter vedere tutte le stagioni del serial BBC Doctor Who (e quando dico tutte intendo anche quelle della serie classica), passare da un attore ad un altro come protagonista deve essere stato strano, destabilizzante. Lo dico perché, con quello andato in onda ieri, personalmente ho potuto vedere quattro attori darsi il cambio nel ruolo, e per quanto abbia potuto recuperare qualche vecchia puntata della serie classica, è ovvio che il mio affetto è proiettato principalmente su quelli del nuovo corso (in particolare, al momento, per il Ten di Tennant). Ma la forza di questa serie, aldilà delle storie raccontate, risiede principalmente nella bravura degli attori scelti di volta in volta per il ruolo principale dandone ognuno una diversa interpretazione, aggiungendo dettagli e sfumature ad un personaggio dal grandissimo fascino.

Accade così che, per la terza volta, mi sono ritrovato a dover accettare che il Dottore, che ero ormai abituato a riconoscere con quella sua faccia di gomma e il perfetto accento inglese, avrà il volto di un uomo più vecchio e, se non vado errato per la prima volta nello storia dello show, con un marcato accento scozzese. E accettare la cosa è lo stesso problema che ha Clara Oswald, la ragazza impossibile, che come accaduto in passato anche ad una certa Rose Tyler, non riesce a riconoscere subito, sotto quei capelli bianchi e tutte le rughe, il suo Dottore.

"I don't think I'm a hugging person now..."

Questo sarà un po' l'elemento portante del primo episodio dell'ottava stagione, in cui il Dottore cerca di riprendere possesso della propria mente, come al solito un po' scombussolata dalla rigenerazione, e in cui scopriamo che si, qualche cambiamento in effetti c'è stato ("I don't think I'm a hugging person now..."), ma la sostanza è la stessa. Il Dottore chiede a Clara di guardare oltre le apparenze, oltre quel volto pieno di rughe, e di capire che sotto quell'involucro di carne e sangue c'è sempre la stessa persona, che è poi un po' la stessa cosa che fa anche Madame Vastra con la storia del velo. Ecco, Madame Vastra. Troviamo nuovamente la nostra rettiliana con annessa moglie e quella macchietta di Strax che si aggirano nella Londra vittoriana come dei provetti Sherlock Holmes con, in più, un'indole decisamente da ninja. Ora, in alcuni casi questo trio di personaggi non mi è dispiaciuto (tutto il discorso di Vastra a Clara su chi sia realmente il Dottore ad esempio, è molto funzionale), ma alcune cose non mi sono mai andate giù. Ad esempio mi piacerebbe capire da dove sono spuntati, cosa che non è mai stata fatta vedere. Inoltre, seppur in alcuni casi le battute del nostro faccia di patata si siano rivelate più che azzeccate, il rischio è che diventi un personaggio troppo sopra le righe nel contesto dello show.

Ma alla fine ehi, il Dottore è sempre il Dottore, e spero che questa stagione si possa rivelare un po' migliore della passata, che per la prima volta da quando è ripartita mi aveva regalato (si fa per dire) tre/quattro puntate decisamente non valide, convincendomi sempre di più che la cosa migliore per la serie sarebbe cambiare show runner. Moffat lo trovo bravissimo nelle puntate one shot, ma un po' deboluccio quando deve mettere su una trama orizzontale più lunga. Quanto mi piacerebbe rivedere Russel T. Davies al timone. Ma va be', non si può avere tutto dalla vita...


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