Il Perno della reazione

Quanto è insopportabile la rassegnazione? Quanto è stupido sfogare rabbia e frustrazione senza un obiettivo? Sarebbe scontato e irritante scrivere anche qui quanto sia paludosa, contorta e difficile la situazione del nostro paese; un’ulteriore opinione sul casino in cui sopravviviamo ogni giorno non farebbe altro che creare ulcere, nevrosi e ansie, e non è ciò di cui voglio occuparmi in questo post, quel che voglio approfondire, senza alcuna arroganza o presunzione (ma con tanta banalità), è come tentare di uscire dal casino.

Siamo in crisi, e non si tratta solo di economia, ma di società, cultura, religione, arte e persino scienza, e non si tratta solo di una crisi dei contenuti ma soprattutto di crisi del modo in cui noi ci rapportiamo a società, cultura, religione, arte e scienza. È semplicemente un periodo di decadenza, sono crollate quasi tutte le certezze su cui fino agli anni duemila pensavamo di costruire il nostro futuro, pensate ad Internet: doveva essere l’archivio del sapere mondiale a portata di tutti, avrebbe dovuto mandare in pensione gran parte delle migliori enciclopedie e dei giornali, e oggi in effetti non leggiamo ne i giornali e ne le enciclopedie, ma la nostra curiosità in fatto di sapere si esaurisce alle prime righe di wikipedia, e la nostra sete di notizie si perde nel complottismo più assurdo, il resto è composto da porno e gattini. Si d’accordo, è un’eccessiva semplificazione, ma ammettiamolo: quanti di noi approfondiscono con sincero spirito critico le opinioni e i contenuti “startup” che la rete ci fornisce? Di quante notizie verifichiamo la fondatezza? Internet è solo il mezzo più veloce per veicolare contenuti e psicosi collettive, non la risposta alla libertà di informazione o la promessa della sapienza universale per tutti.

L’etimologia della parola crisi deriva dal greco krisis, che significa “decisione”, “giudizio” o “sentenza”. Non ho idea di come un tale significato possa essere associato alla nostra situazione, se non quello di una decisione nata alla fine di un processo di maturazione; la nostra crisi può essere una fonte di opportunità e spunti, i frammenti di un crollo possono essere come pezzi di un puzzle, un po’ come le rovine dell’antichità classica ispirarono il Rinascimento, ma prima c’è un medioevo da attraversare senza remore, c’è una disillusione da smaltire, c’è una protesta che deve diventare costruzione.Secondo me il punto è questo: c’è tanta voglia di cambiamento attraverso la distruzione e poca voglia di creazione, poca voglia di fare qualcosa di bello, di pieno, di nuovo. Se prima c’era tutto e sembrava non esserci nulla da creare, oggi che il “tutto” implode su se stesso creare qualcosa sembra inutile perché non potrebbe sopravvivere in un mondo che implode su stesso. Tutto questo è profondamente errato, è necessario combattere l’immobilismo, producendo, progettando, inventando, ribellandosi al nulla. DANZANDO ROMA è uno dei miei progetti di “protesta”, mi oppongo ad una visione senza futuro attraverso la mia (la nostra) visione di Roma. Io sono un architetto, il mio lavoro è produrre visioni, di solito queste visioni dovrebbero servire a costruire qualcosa, quindi spero che la mia visione romana si aggiunga e rielabori tutte le altre che l’hanno preceduta, non con la presunzione che sia la migliore del momento o l’unica, ma con la consapevolezza che sto realizzando qualcosa di bello…Qualcosa che può ribaltare questa crisi.

Grazie a tutti per l’attenzione, un abbraccio e a presto!

 

Perno

Copyright © 2013 Giovanni Pernazza. "Distruzione e Costruzione"
Copyright © 2013 Giovanni Pernazza. "Distruzione e Costruzione"