Shall we begin?

Non è un titolo di quelli "scrivo in inglese perché mi rende molto più figo", piuttosto è un modo per omaggiare la bellissima voce di Benedict Cumberbatch in "Star Trek-Into Darkness" di ciccio Abrams.

Voglio dire, non so se avete avuto l'opportunità di vedere il film in lingua originale, ma vi assicuro che dovreste; morire e risorgere per dieci volte di fila ascoltando l'accento britannico del tizio. Si può. Del tipo che, se mai lo avessero scritturato davvero per Star Wars Episodio VII (tranquilli, rumor smentito), avrei trovato un motivo valido per guardare questa nuova quanto dannosa trilogia.

Ad ogni modo, si, cominciamo? Vedete, faccio un po' la gnorri, ma alla fine il titolo mi serviva anche per questo. Vorrei ringraziare in qualche modo Daniele, non solo per avermi dato questo piccolo spazio (finalmente un angolo in cui poter sparare qualche boiata in piena libertà), ma anche per essere un collega con i controfiocchi, nonché fotografo di fiducia per le conferenze stampa più disparate (attendiamo ancora quella con protagonista Milla Jovovich...e poi la prigione).

E mi ritrovo qui, cercando di presentarmi, o di dare almeno un inizio a quello che sarà una specie di viaggio cinematografico-telefilmico all'interno di Spunti di Svista, raccontandovi dei miei sogni, delle mie speranze, di come sono arrivata fino a qui. Ma magari anche no. Nel senso che, se proprio devo rompervi le scatole, lo farò strada facendo. Infondo quanta gente scrive di cinema oggi? Quanti narrano di essersi sentiti destinati fin da piccoli? Insomma, anche io ho vissuto con queste manie di grandezza, deviata mentalmente a cinque anni da mia zia che era solita inserire all'interno del videoregistratore, alle 16:00 del pomeriggio, la cassetta dell'Impero colpisce ancora. E ti forma veramente tanto, grazie a quello capisci veramente tutto della vita (specialmente come sviluppare un'idea e viverci di rendita per sempre, giusto George?). E così, avvolta nel plaid, guardavo il gelido pianeta Hoth e mi chiedevo perché Luke ci stesse una vita a far fuori il Wampa, un esserino così tenero che te lo vorresti portare a casa (al suo posto ci sarebbe, in caso, il peluche con l'immancabile chiazza di sangue).

Che senso avrebbe avuto tenere il sedere piantato sulla poltrona, con ovvi pericoli di "inciccionamento" (che nemmeno ai livelli di Goldie Hawn ne "La morte ti fa bella", "No, dico, ti rendi conto Helen??? Sei mesi di terapia, non sei dimagrita nemmeno di mezzo chilo e stiamo ancora qui a parlare di Madeline Ashton??"),  se non fossi stata la prescelta? Temere i serpenti insieme ad Indy, sentirmi dispiaciuta per il ragazzo che non potrà mai avere delle mani al posto delle forbici e bruciare gli angoli di un foglio A4 per inventarmi una mappa del tesoro simile a quella dei Goonies.

Così ho continuato a fantasticare e mentre mio fratello, affacciato di notte alla finestra della vecchia casa a Catania, sognava di prendere il posto del conducente del camion della spazzatura, io speravo di perdermi nel cinema senza fare mai più ritorno.

La verità è che si tratta di una passione comune ma anche strettamente personale, un sogno ad occhi aperti vissuto singolarmente e poi condiviso in massa. L'importante è trovarsi in sintonia con la persona che scrive dall'altra parte, contestarla (con amore, mi raccomando) quando si ha un'idea opposta e ironizzare come se non ci fosse un domani. Perché il cinema è soprattutto divertimento e mai nessuno, né uno studioso di cinema e tanto meno un critico, al di là dell'analisi tecnica, potrà mai dirvi cosa avete provato a fine proiezione, una volta alzati da quell'elegante poltroncina rossa (fate finta che il pavimento non sia appiccicaticcio e non ci siano in giro popcorn morenti).

Mi chiamo Alessia e da oggi sarò la vostra Lady in The Movie. Stay Tuned.