Il mio Capitano...

Ci sono cose che chi non è appassionato di calcio non potrà mai capire. Alle volte non arriva a capirlo neanche chi si professa tale. Ed è difficile, forse impossibile, spiegare cosa uno come me prova quando vede giocare quel ragazzo con la maglia numero 10 della Roma. Mi sembra ieri quando, in prima superiore, ammirai il suo primo gol contro il Foggia, la squadra che, appena pochi mesi prima, era allenata dall'attuale tecnico giallorosso Zeman. Oggi, che di gol ne ha fatti 216 solo in campionato e sempre con la stessa maglia, vederlo correre come un pischello, sudare, segnare, gioire ed arrabbiarsi, provoca in me una serie contrastante di sentimenti. La gioia e la gratitudine per aver potuto assistere a tutta la sua carriera, ma anche la paura e la tristezza nel sapere che, prima o poi, tutto questo finirà. E sarà quello il giorno in cui, sono sicuro, almeno per un po' avrò difficoltà a guardar giocare la mia squadra, non vedendola più nella stessa maniera. Perché in mezzo al campo mancherà quel numero 10, perché quando segneremo non sentirò più gridare per tre volte consecutive il suo nome dalla curva, perché non riuscirò più a chiamare nessuno Capitano, con la C maiuscola. Nessun dubbio in merito, questo è amore, vero, passionale, da tifoso ma anche da fratello. Perché per noi che siamo cresciuti con lui, Francesco Totti è stato un fratello maggiore che ha realizzato il sogno che noi, con i nostri miseri piedi, non avremmo mai potuto realizzare: giocare con la propria squadra del cuore ma non solo, diventare la Roma stessa, rappresentante di un popolo e di una fede incrollabile.

 

Auguri di cuore, Capitano, mio Capitano...

Francesco Totti
Francesco Totti

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